Il perfetto habitat
per il vino

Il Trentino, geopoliticamente Provincia Autonoma di Trento e parte meridionale del Trentino-Alto Adige, risalta nel panorama turistico italiano grazie alle sue bellezze naturali e alla sua dedizione nei confronti della coltivazione di vigneti, frutti di bosco e frutta, in particolare mele.
Numerosi ghiacciai riempiono le valli alpine donando al territorio una grande abbondanza d’acque, molte delle quali confluiscono nell’imperioso Adige. Il territorio è caratterizzato inoltre da vallate subalpine, altopiani e piccole pianure dal clima submediterraneo, dove è possibile anche la coltivazione dell’ulivo.
È proprio il clima ad essere uno dei principali artefici dell’altissima qualità dei vini prodotti tra queste montagne.
Terra e cielo, elementi chiave nella crescita delle uve, donano a questa terra italiana un eccellente habitat per la viticoltura.
Uno dei principali protagonisti è il sole, perseverante, simbolo del Bel Paese, che conferisce alle valli trentine lunghe giornate soleggiate, in grado di elevare la qualità degli zuccheri presenti nelle uve. Nel che nel decennio 2010-2019 sono state 31642 le ore di sole del Trentino, con una media di circa otto ore e mezzo al giorno. Dato molto significativo, soprattutto se confrontato con la zona dello Champagne (Francia), la quale ha goduto soltanto di 24096 le ore di sole nel medesimo periodo.
Il Trentino, con una maggiorazione del 32,32% di tempo soleggiato rispetto alla regione dello Champagne, riesce a garantire una qualità ottimale del proprio mosto ed a produrre vini considerati tra i migliori in Italia e nel Mondo.
Altro fattore chiave è l’escursione termica, che, grazie ai nostri monti, si attesta su una media di 8,80°C e che raggiunge persino una media di 10,83°C nei mesi della vendemmia: il 14,04% in più rispetto alla zona dello Champagne che ha invece un’escursione media di 7,72°C.
Queste informazioni sono molto più che semplici numeri, sono gli ingredienti basilari per creare un perfetto habitat per la produzione del vino.




La viticoltura
locale

I complessi montuosi del Trentino sono geologicamente di origine diversa: ad Ovest vi sono il Gruppo dell’Adamello ed il Gruppo della Presanella, principalmente formati da diorite tonilica. Oltre la valle del torrente Noce, vi è invece il Gruppo Ortles-Cevedale. Vi sono inoltre diversi gruppi dolomitici, formati da doppio carbonato di calcio e magnesio (ovvero la dolomia) che si estendono spesso in continuità con l’Alto Adige ed il Veneto. Tra questi sono presenti la Marmolada, le Pale di San Martino, il Gruppo del Sella ed il Brenta.
Infine, meno elevati ma degni di nota, sono anche i versanti trentini delle Prealpi venete, formate dal Pasubio, dai Monti Lessini, dalle Piccole Dolomiti e dal Monte Baldo.
Quest’ultimo è forse uno dei più conosciuti del basso trentino, in quanto ricco di panorami mozzafiato sul Lago di Garda, innumerevoli specie di fiori e di animali selvatici. Alto 2118 metri è la montagna più alta della zona meridionale trentina.
Ritenuto un vulcano spento, anche a causa delle numerose fonti termali e dell’ampia gamma di minerali nei terrenti circostanti, esso si è formato nel corso della medesima glaciazione che ha dato vita al Lago di Garda stesso. In particolare, il Monte Baldo e le terre circostanti, tra cui la zona di Mori e Rovereto, sono caratterizzati dalla presenza di rocce calcaree e dolomie, nonché da tipiche rocce eruttive (basalto afibolico, trachidoleriti, monchiquiti e altre vulcaniti).
La presenza di tutti questi minerali arricchisce i terreni ed implementa naturalmente i prodotti coltivati sulle loro pendici.
Oltre a questa particolare ed esclusiva composizione del terreno, anche l’altitudine dei vigneti gioca un ruolo fondamentale nell’eccezionale qualità de questi vini. Queste terre sono, da sempre, produttive e prospere. La viticoltura trentina ha origini molto antiche: alcuni ritrovamenti archeologici ne confermano la coltivazione già a partire dal IV secolo a.C. Dal V secolo d.C., grazie all’opera di abbazie e monasteri, inizia l’incremento della viticoltura che viene espansa sulle pendici delle meravigliose valli della zona. Questo ha permesso alle vigne di adattarsi anche ad alta quota e fornire delle caratteristiche organolettiche uniche. Dei 9845 ettari di superficie viticola nella Provincia Autonoma di Trento, 1277 ettari hanno un’altitudine superiore ai 500 metri. Ciò contribuisce all’eccezionalità delle uve trentine, non paragonabili con i vigneti dello Champagne, i quali sono invece posizionati tra i 90 e i 300 metri di altitudine, quota notevolmente bassa rispetto agli 850 metri di limite altimetrico massimo dei vigneti in Trentino. La possibilità inoltre di elevare l’altezza dei vigneti è un’importantissima bio-strategia contro l’innalzamento della temperatura globale: le uve base spumante hanno bisogno di un alto tasso di acidità che spesso è compromesso dalle elevate temperature. La capacità di coltivare vigneti in alta quota, possibile in Trentino ma non in altre rinomate regioni, garantirà, anche nei prossimi decenni, di mantenere l’esemplare standard qualitativo degli oltre dieci milioni di bottiglie di spumante prodotto ogni anno da queste terre.
Altitudine, clima, terreno, escursione termica ed ore di sole sono soltanto alcuni dei principali fattori dell’eccellenza della viticoltura locale. Tutto ciò, unito all’amore dei trentini per il duro lavoro e al loro fortissimo legame con la propria terra, rende il Trentino un perfetto habitat per lo sviluppo di questa eccelsa area vitivinicola italiana.